Scrivere per la mia memoria, per un personale piacere, per comunicare con gli amici. E soprattutto per coltivare l'arte della riflessione. Non si finisce mai di imparare a riflettere. Tutte buone ragioni , o presunte tali, per le quali quel coglione di Contevico si diverte a blogheggiare alla sua eta'. Senza la recondita e patetica pretesa di diventare scrittore. Libero dall'assillo dello scrivere quotidianamente e dalla schizofrenia demente delle linkature e degli accessi. Posso bastare a me stesso. Anzi, basto e mi avanzo.
Novelle ...
Il Castello - Azzurro - di giovedi' 22/02/2007
Solitamente non era attratto dalla musica offerta a mo’ di gadget in abbinamento alla vendita dei giornali.
Maniacale com’era riteneva che ogni brano andasse ascoltato solo se eseguito da quell’interprete in particolare, da quella determinata orchestra; a volte sceglieva in base al nome dell’arrangiatore, altre addirittura unicamente in base alla casa discografica.
Altrimenti meglio nulla, e infatti ultimamente non ascoltava quasi più nulla neppure della sua musica preferita.
Ma quel giorno l’offerta del Corriere della Sera, con quel CD di Celentano, chissà perché lo aveva attirato.
Tornato a casa lo aveva inserito nell’impianto stereo e si era seduto in poltrona: “Eravamo in centomila” e “La coppia più bella del mondo” avevano mandato le loro note per la stanza. Era una sensazione bella, calda, riascoltare i brani della sua giovinezza.
Ed ecco, all’improvviso, la sezione degli ottoni attacca “Azzurro”, un sax baritono apre con un "assolo" e lui rimane paralizzato.
Eppure quante volte da allora aveva sentito quella musica. Ma oggi rimane paralizzato.
E dopo tanti anni da non ricordarsi più quanti, di colpo si rivide in quella sera.
Lui, giovanissimo, suonava il sax baritono in una grande orchestra, allora.
E girava l’Italia in lungo e in largo: oggi a Torino, domani a Udine, poi a Roma e quindi in Emilia e di lì a Milano e così tutte le sere.
Duecento sere all’anno e duecento giorni passati in pulmann a spostarsi da una città all’altra, da un teatro a uno stadio, da una balera a una festa del patrono.
Una vita stressante, ma inebriante. Gli piacevatrasmettere emozioni con la voce del suo sax e ancor più bello era improvvisare performances jazzistiche durante gli interminabili spostamenti su quel pulmann, con gli altri componenti l’orchestra, quasi tutti grandi professionisti dei quali cercava di carpire i segreti.
Era innamorato della musica allora. Miles Davis, Charlie Parker, John Coltrane e tanti altri erano i suoi idoli. Poterli imitare era il suo sogno.
Poi una sera in una grande balera di Ravenna il boss lo aveva chiamato prima dello spettacolo e gli aveva detto. “Stasera la sezione degli ottoni la guidi tu”.
Si era sentito svenire. E quando l’orchestra aveva attaccato “Azzurro” era toccato a lui, con le gambe che gli tremavano e la bocca secca tanto da non riuscire ad inumidire l’ancia, dare l’attacco con la voce potente e calda di quel sax baritono che sembrava venire su dallo stomaco.
Era stato stupendo e nel pulmann quella mattina non era riuscito a chiudere occhio, non vedeva l’ora di arrivare a casa per raccontare. E per annunciare una decisione che covava ormai da tempo e che ormai era tempo di ufficializzare: si sarebbe dedicato solo alla musica, quella era la sua vita.
Ma a casa lo aspettavano facce sbigottite e stravolte: suo padre, colpito da un attacco improvviso, era stato ricoverato d’urgenza in ospedale.
L’aveva cercato, ma lui non c’era.
Una corsa, giusto in tempo per vederlo e ascoltarne le ultime raccomandazioni.
Quanto cose gli avrebbe voluto dire, quante spiegazioni, quante domande, ma era tardi, era mancato il tempo.
Quella sera era tornato a casa, aveva smontato l’ancia, sganciato la fascetta del bocchino d’avorio e aveva chiuso il sax nella sua custodia di abete con l’interno tappezzato di velluto rosso.
Da quel giorno non aveva suonato mai più. E la custodia non era più stata riaperta.
Ripensava a tutto questo ascoltando Celentano quel giorno.
E per la prima volta, dopo tanti anni da non ricordarsi più quanti, sentì all'improvviso che era tempo di chiudere finalmente quel capitolo della sua vita.
E di riaprire quella custodia.
Si diresse là dove era abbandonata, la prese con delicatezza come con un reperto antico, come si prende per mano un’amica ritrovata ormai vecchia e fragile, e se la mise sulle ginocchia.
Con le dita che gli tremavano un poco fece scattare le serrature di ottone.
Ma al momento di alzare il coperchio gli mancò il coraggio. Ebbe paura di essere troppo vecchio per l’emozione dei ricordi.
O forse ebbe timore dei rimpianti.
Richiuse e rimise tutto dov’era.
E pensò che un giorno, fra non molto, qualcuno si sarebbe incaricato di prendere i suoi vestiti, le sue cose, i pezzetti sparsi e insignificanti della sua vita e di buttarli via. E con loro quella custodia foderata di velluto rosso con dentro un sax baritono arrugginito, con le pelli delle chiavi essicate e i tasti d’avorio malandati e sconnessi che da tanti anni e da tanti traslochi se ne stava lì, abbandonata, senza che nessuno sapesse esattamente a che era servita.
E su quella poltrona si trovò a fantasticare che a trovarla sarebbe stato un ragazzo. L’avrebbe aperta, avrebbe preso in mano quel sax, sfiorato quelle chiavi e la musica di Miles Davis, Michel Brecker, Charlie Parker, Joe Henderson, John Coltrane avrebbe preso a volteggiare intorno.
E il suo sogno di allora avrebbe continuato a vivere.
Il Castello - Leggi e decreti - di martedi' 20/02/2007
GAZZETTA UFFICIALE
DELLA REPUBBLICA ITALIANA
MINISTERO PER LA SOLIDARIETA’ SOCIALE
DECRETO MINISTERIALE 9 gennaio 2007
Approvazione del progetto per il riassetto funzionale del matrimonio. Incentivi alla rottamazione delle mogli.
IL MINISTRO PER LA SOLIDARIETA’ SOCIALE
Considerati i rilevanti danni provocati dalla convivenza tra mariti e mogli su tutto il territorio nazionale;
Visto il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di matrimonio, separazione e divorzio;
Vista la Legge n° 17 del 17.01.1917 sui provvedimenti in materia di calamità naturali di carattere catastrofico;
Acquisito il parere di conformità di impatto ambientale della conferenza Stato / Regioni;
Visto il parere favorevole della Federazione Nazionale Donne Nubili;
Acquisito il parere consultivo del C.U.S. (Comitato Uomini Sposati);
Sentita la Conferenza Episcopale Italiana e ilSacro Istituto Vaticano per la Famiglia;
DECRETA
Art. -A far tempo dal 28 febbraio 2007 e per la durata di anni uno è consentita la rottamazione della propria moglie.
Art. 2-Possono accedere ai benefici di legge le coppie che alla data del 31 dicembre 2006 risultino regolarmente unite in matrimonio religioso o concordatario da almeno dieci anni. Al fine del computo di tale anzianità non si considerano i periodi di eventuale separazione di fatto. Eventuali ricoveri ospedalieri di uno dei coniugi dovranno essere calcolati in detrazione al 50% dei giorni di effettiva degenza. I giorni di ferie godute, purché trascorsi insieme, daranno diritto a una maggiorazione del 50%.
Art. 3-Possono essere rottamate le mogli con un’età minima di 35 anni, anche se sessualmente attive. Tale limite potrà essere abbassato a 30 anni in presenza di turbe psichiche o della sfera comportamentale.
Art. 4-All’atto della rottamazione va consegnato l’intero guardaroba estivo ed invernale della rottamanda, balsami e creme abbronzanti, tinture varie, soluzioni e lavande, cerette e rasoi, bigodini, assorbenti con o senza ali, decoloranti, l’occorrente per il trucco giornaliero e per quello delle grandi occasioni, abbonamenti a centri Fitness, a piscine e a palestre di qualsiasi genere e natura. Vanno consegnati gli album fotografici e i filmati ritraenti la rottamanda, ivi compresi quelli del matrimonio, nonché ogni altro oggetto che possa anche lontanamente e in modo indiretto richiamare il ricordo della medesima.
In particolare va consegnato l’intero parco calzature della consorte. Per i mariti che vengano a trovarsi in condizioni particolarmente disagiate a causa della enorme massa di calzature e stivali da sottoporre a consegna saranno previste apposite agevolazioni e convenzioni beneficiate con le Ferrovie dello Stato e con il Ministero dei Trasporti.
Art. 5-In caso di esistenza in vita della suocera è consentita la doppia rottamazione in regime di cumulo purché la suddetta suocera non sia titolare di pensione e non goda di redditi aggiuntivi. In nessun caso potrà essere rottamata la suocera che risulti proprietaria di palazzotto antico ovunque ubicato, di abitazione posta in zona di particolare pregio ambientale e di chalet al mare o in montagna.
Art. 6 -La F.I.D.N. (Federazione Italiana Donne Nubili) è preposta al ritiro delle mogli oggetto di rottamazione ed al loro smistamento agli appositi centri di raccolta dove personale altamente qualificato e di concerto con istruttori della Legione Straniera – nell’ambito di apposito accordo internazionale con la Repubblica Francese – provvederà allo stoccaggio ed alla successiva eliminazione della merce pervenuta.
Art. 7-In nessun caso la moglie rottamata potrà essere riciclata. Tutti i residui dell’avvenuta rottamazione dovranno essere rinchiusi in appositi contenitori sigillati e la cui tenuta stagna sarà certificata da personale del Ministero della Difesa – Divisione N.B.C. (Nucleare Batteriologica Chimica) – e quindi interrati alla profondità minima di metri 10 preferibilmente in area sahariana.
Art 8-La F.I.D.N. è tenuta a consegnare ad ogni marito che a seguito dell’avvenuta rottamazione abbia conseguito la certificazione di U.L.E.F. (Uomo Libero E Felice) il seguente materiale compensativo di età variabile a seconda dell’età della rottamate:
-vergine russo/polacca di anni 18 per moglie di età fra i 30 e 40 anni;
-vergine albanese di anni 23per moglie di età fra i 41 e 45 anni;
-divorziata NON illibata di etnia latino americana per moglie fra i 46 e 50 anni;
-nigeriana dai trascorsi incerti, ma pentita, per moglie di età fra i 51 e 60 anni;
-ex prostituta dell’area flegrea di età minima di anni 50 per mogli oltre i 60 anni.
Art. 9-Il presente decreto entra in vigore dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Il Castello - Si sussurra......... - di mercoledi' 31/01/2007
…..…..che dopo aver spezzato le reni all’avida lobby dei taxisti e aver ridotto alla ragione l’infida e potente lobby dei parrucchieri (con l’apertura dei negozi anche il lunedì: chi non ne sentiva la necessità?) il governo abbia intenzione di continuare sulla coraggiosa strada delle liberalizzazioni dei servizi nell’interesse primario dei cittadini.
Dedicandosi alle lobbies delle assicurazioni, delle banche, delle compagnie petrolifere e via discorrendo ?
Calma. Ci son delle priorità, perbacco.
Prima hanno dovuto dedicarsi agli interventi più importanti: quelli che incidono di più sulle nostre tasche.
Di interessi calcolati sugli interessi, di giorni di valuta, di spese per le operazioni bancarie, di prezzi del carburante che aumentano appena il greggio sale e non diminuiscono quando scende, di premi assicurativi, di categorie di rischio, di bonus che diventa malus si parlerà quando verrà il loro turno.
Che i coniugi Berlusconi siano di fatto separati da vari anni è circostanza che non credo sia sfuggita a nessuno.
Emblematica al riguardo l’ostentata assenza della moglie al capezzale del Cavaliere in occasione del recente intervento chirurgico al cuore.
Ma che la signora Veronica decida di metterlo in piazza in modo talmente eclatante è veramente singolare.
E che lo faccia sul giornale “del nemico” lascia stupefatti, non c’è che dire.
Tutto questo a prescindere dai giudizi espressi nella lettera circa i comportamenti da tenere e i valori familiari da difendere nei confronti dei figli.
Mi piacerebbe - ma non mi illudo al riguardo - che le parole della signora Veronica Lario non fossero oggetto di speculazione politica (la politica qui non c'entra nulla) e che si cogliesse invece la dignità con la quale si difende il ruolo della donna, della moglie e della madre rivendicandone il rispetto che esso merita.
Ma una domanda continua a frullarmi in testa. Perché su La Repubblica?
Il Castello - Vacanze da......sognare - di martedi' 30/01/2007
Dai discorsi che sento in giro è già stagione di prenotazioni per le prossime vacanze.
E di relativi entusiasmi.
Le disavventure capitate a qualche cliente mi inducono a darvi qualche consiglio.
Siate prudenti nella scelta e assicuratevi della veridicità di quanto vi viene offerto perché la fantasia di chi vi offre quella che sembra l’occasione della vita è sfrenata.
E le vostre vacanze da sogno finisce che poi ve le sognate per tutta la vita.
Qualche esempio.
Quando il prezzo del traghetto è irrisorio potrebbe succedervi che:
-facciate la traversata su una specie di barcone dove poco ci manca che rischiate di dover remare;
-il comandante vi chieda la cortesia di azionare la pompa di sentina (ovviamente a mano) mentrelui cerca di capire da che cavolo di falla entri quel preoccupante rivolo d’acqua che scende in sala macchine;
-vi chiedano di dare una mano nella manovra di attracco;
-vi ritengano responsabili per i danni provocati da detta manovra di attracco.
Quando il prezzo dell’affitto della casa è terribilmente basso(tre spaziose camere matrimoniali con servizio singolo e servizio comune separato, ampio salone per cene e attività comuni al piano terra, cucina attrezzata, riscaldamento indipendente, dependances, ampio resede esterno, convivenza con animali, non lontano dal mare, energia autoprodotta, spese condominiali escluse) potrebbe essere che:
- si tratti di casa colonica dimessa e semidiroccata;
-il mare disti quaranta chilometri, dei quali trenta su asfalto, otto su strada sterrata e gli ultimi due a piedi, giù (ma al ritorno purtroppo anche “su”) per un sentiero con duecento metri di dislivello;
-le dependances altro non siano che le stalle dei maiali ai quali una clausoletta allegata al contratto che avete dichiarato di ben conoscere e accettare vi obbliga a dar da mangiare due volte al giorno (da qui la simpatica convivenza con gli animali);
-l’ampio resede sia costituito dall’orto che un’altra maligna clausoletta simile alla precedente vi obbliga ad annaffiare tutti i santi giorni: mattina prima dell’alba e sera dopo il tramonto;
-le tre camere siano in realtà rappresentate da tre postazioni/letto nella stessa stanza e divise da tende, ciascuna dotata di brocca e catino (servizio singolo): per il servizio comune separato vedi alla voce “capanno dietro al fico con bugliolo e secchio dell’acqua”;
-l’ampio salone al piano terra non sia altro che l’originario magazzino delle granaglie, con pavimento in terra battuta e sorci assortiti di ogni tipo e dimensione;
-la cucina attrezzata sia composta da una tavolo, da una stufa a legna a due fuochi, da un lavello e da un mobiletto con sei piatti, sei scodelle e relativi bicchieri e posate;
-l’indipendenza del riscaldamento consista nella libertà di andare a far legna nel vicino bosco (un chilometro) da bruciare poi nella predetta stufa.
-manchi l’energia elettrica alla quale provvede non un impianto a pannelli fotovoltaici come avevate ingenuamente creduto, ma un vecchio generatore alimentato a introvabile benzina "normale" (due litri/ora) capace di produrre un rumore paragonabile a quello del decollo in simultanea dell'intera formazione - riserve incluse - delle Frecce Tricolori;
-vi addebitino, alla voce “spese condominiali”, le spese consortili di mantenimento della strada vicinale.
Il Castello - Ho visto la Madonna - di lunedi' 29/01/2007
Il problema, come ho detto, era ed è prevalentemente lavorativo.
Ci sono alcuni sviluppi professionali in vista che mi hanno obbligato a concentrarmi sul lavoro.
Poi, come a volte succede agli avvocati, capitano quei periodi dove si accavallano scadenze e rispetto di termini; sono immancabilmente seguiti da periodi di calma, ma finché durano bisogna mettersi a macinare comparse e memorie.
La mia presenza qui ne ha ovviamente risentito.
Poco male, perché il blog non dev’essere un’ossessione e non può generare ansie da prestazione (già ne ho ben altre, non posso permettermi anche queste).
Ma non sarei sincero se non ammettessi che negli ultimi venti giorni i pochi momenti liberi li ho spesi in quell’opera di restauro fisico alla quale sapete bene che ho deciso di dedicarmi con continuità.
E così, alle due sedute settimanali di wellness in motion in palestra, ho aggiunto un’uscita domenicale in bici.
Ho riesumato dalla cantina la mia bici da corsa dei tempi belli, l’ho fatta ripulire e ingrassare e via.
Non prima, ovviamente, di essermi dotato nuovamente dell’attrezzatura minima indispensabile per ogni ciclista che si rispetti: maglietta da pelle a rete, salopette felpata, maglietta in materiale acrilico, giubbottino, guanti, sottoguanti in seta, calzini termici, scarpe con attacchi a sgancio rapido, sottocasco, coprigola, casco, pompa da tasca, computer da manubrio, cardiofrequenzimetro satellitare.
Tutta attrezzatura che possedevo già, ma che all’ultimo fatidico cambio degli armadi avevo intimato a mia moglie di gettar via che tanto in bici non ci sarei salito più.
Dopo due uscite in pianura di una sessantina di chilometri ciascuna, tanto per riprendere confidenza, ieri mi sono cimentato con la prima salitella nel Chianti.
In cima alla quale mi si è improvvisamente svelato il mistero delle stimmate e delle visioni dei Santi e degli asceti.
Padre Pio e Sainte Bernadette Soubirou erano ciclisti.
Il Castello - Legal corner - di lunedi' 08/01/2007
Ricordarsi:
-caffè che più va giù più ti tira su,
-anticalcare che lo raccomandano le migliori case di lavatrici che quello economico non te lo raccomanda nessuno,
-acqua minerale con particella di sodio in depressione,
-vino che lo fanno gli amici che gli piace farlo bene in confezione adatta allo spazio,
-sottilette che la zia ce le ha che non filano e fanno schifo,
-pizza congelata che viene la vicina a mangiarla credendo che sia una regina e provo a imbroccarla o la va o la spacca,
-formaggio che lo dicono in brasiliano ma lo fanno a Parma,
-mozzarella che piange a quelloddio e la lacrima è segno che è buona,
-ricambio per lo scopettone che mentre guardi la televisione, telefoni alla mamma e riguardi i compiti dei bambini pulisce casa praticamente da solo anche negli angoli inaccessibili e ti avanza anche di laccarti le unghie,
-detersivo igienizzante che lucida i pavimenti e ammazza gli acari che ci puoi anche mangiare ma se non ci mangi è meglio,
-chiedere all’avvocato se quella stronza della Florinda può continuare a stendere i panni alla ringhiera senza strizzarli che mi piove sul mio terrazzo come il giorno del castigo e come faccio a graffiare legalmente il motorino di Tommaso che mi parcheggia sempre fra i maroni.
Questa potrebbe essere una tipica lista della spesa alla COOP fra qualche giorno.
E l’avvocato che c’entra diranno i più avveduti?
C’entra. Perché la COOP ha annunciato che prossimamente doterà i suoi punti vendita di un “Legal corner”, uno spazio attrezzato dove la massaia, fra la scelta di un dado da sugo e di uno spazzolino agli ioni argentati, potrà ottenere consulenza legale a tariffa prefissata (dalla COOP) da avvocati scelti – non oso chiedermi in base a quali criteri, ma temo di immaginarli – sempre dalla COOP.
Pare che siano gli effetti della liberalizzazione delle professioni. Quelle che avrebbero dovuto favorire la libera concorrenza.
Un amico, un semplice conoscente o al limite anche uno sconosciuto che mi abbia in simpatia mi aiuti.
Il Castello - Un inverno da protagonista - di giovedi' 04/01/2007
Chi pensa che io mi sia iscritto in palestra si sbaglia alla grande.
Io non faccio palestra, belle gioie,faccio “wellness in motion”.
Me lo ha spiegato ieri l’istruttore consultando con aria da guru il mio piano di “work in progress” e fissandomi un appuntamento per il “resetting” del medesimo, previo “check control” dei progressi fatti nelle prime due settimane (detto fra noi, duecentoquaranta grammi persi in quindici giorni, mica pizza e fichi).
Insomma son soddisfazioni.
Perché io ho sempre odiato e continuo a odiare le palestre, la ripetitività degli esercizi, la monotonia dei gesti.
Ora invece pedalo sì ripetitivamente su una cyclette, ma guardandomi su SKY le partite del campionato di calcio honduregno, e corro ancora monotamente su un nastro di gomma, ma godendomi un servizio sulla riproduzione delle farfalle dorate monosessuali del Mato Grosso.
Il tutto immerso in musica new age ed effluvi, suoni e cinguettii da foresta tropicale.
Se tutte queste cose le avessi fatte in una palestra avrei già rinunciato da un pezzo, annoiato a morte.
Ma da quando ho scoperto che in palestra non ci vado sono un uomo felice.
E pago con piacere una retta mensile che pare quella del mutuo della casa.
Nell'incrollabile certezza, come mi ha confidato il guru, che mi aspetta “un inverno da protagonista”.
Il Castello - Mi faccio mago - di giovedi' 28/12/2006
Avevo giurato che quest'anno non ci sarei cascato. Ma poi eccolo lì in bella mostra il libretto con tutti gli oroscopi per il 2007 redatti dai maghi che van per la maggiore e allora non ho saputo resistere e l'ho comprato.
Era meglio se non lo facevo.
Il Mago Otelma mi predice un anno bruttarello sotto l'aspetto economico. Porca miseria, peggio di quello che sta per finire? Pare di si.
Ma il mago Otelma non è quello che aveva predetto che nel 2006 Putin sarebbe scampato a un attentato appena per un pelo?Mi consolo.
E passo a Branko. Che tuttavia mi predice che la mia vita sentimentale nell'anno che verrà sarà soggetta ad una crisi seria. Accidenti. Mi consola il fatto che Branco era quello che nel 2006 vedeva Prodi in difficoltà dovendo fare i conti con un Giove negativo mentre presagiva un anno ottimo per la carriera politica di Berlusconi.
Per la sua collega Sirio quest'anno il Vergine (che, non sembra, ma sarei io) non si aspetti grandi soddisfazioni dal lavoro. Porca miseria, già quest'anno il lavoro non è che sia andato d'incanto e io devo sempre comprare la macchina nuova.
Per fortuna la Sirio aveva previsto che grazie a un transito astrale che si ripete solo ogni 82 anni il periodo delle elezioni sarebbe stato grandemente favorevole alla coalizione di centro destra. Meglio così. Per le mie previsioni intendo, non per il centro destra.
Ho capito, se voglio previsioni serie non mi restano che due soluzioni: o me le faccio da solo, oppure approfitto di una visita in Romagna per salutare mia sorella e vado a farmi far le carte dalla Maria, a Valdifrancia.
Quando da ragazzi il bivacco davanti al Centralbar diventava intollerabile anche per dei vitelloni da paese come noi immancabilmente qualcuno si alzava e proponeva "Andiamo a farci far le carte dalla Maria". Era l’ultima spiaggia, ma si partiva in banda.
La Maria ci vedeva arrivare disperata. E rassegnata. "Tanto lo so che non ci credete" esordiva, ma ci faceva ugualmente entrare.
Ovviamente la seduta era tutto un susseguirsi di battute di spirito sulle previsioni effettuate per il fortunato di turno, un incalzare di spiritosaggini e di scemenze assortite; la Maria era paziente e ci lasciava fare.
Per noi era un divertimento. Finchè un giorno – era il lunedì di Pasqua – al Paolini che faceva il cretino più del solito la Maria predisse che di lì a poco avrebbe avuto un incidente serio. Non vi dico i commenti.
Ma tornati in paese, quando il Paolini scese dall'auto fu investito dalla macchina di un bischero di Ravenna che lo prese proprio sulle strisce e lo mandò all'ospedale con la tibia e il perone fratturati. Ne ebbe per alcuni mesi.
E noi a prender per le mele la Maria non ci tornammo più.
Ma oggi, dopo quarant'anni, mi sa che ci torno.
Male che mi vada c'azzecca certamente più della Sirio e di Otelma.
E poi, conoscendomi da quando ero bambino, mi predice un magnifico anno di sicuro. Anzi, sapete che faccio? Ormai che ci sono faccio prevedere un bellissimo 2007 anche per tutti voi.
Il Castello - E' la democrazia, ragazzo - di giovedi' 21/12/2006
“E’ la democrazia, bellezza” mi spiegò un giovane pensatore di quella che io chiamo la sinistra illuminata in calce alle mie riflessioni sul fatto che D’Elia, già brigatista rosso, fosse stato chiamato alla carica di Segretario della Camera dei Deputati e che gli onorevoli Vito e Cirino Pomicino, già condannati per corruzione, fossero stati eletti nella Commissione Antimafia.
Stamani ero in Tribunale per un processino riferentisi a fatti avvenuti - si badi bene - nel 2003, un processo di nessun conto che al massimo si concluderà con una pena pecuniaria.
Il processo fu radicato un anno fa e subito rinviato ad oggi. Oggi il Giudice, tenendo la sua ultima udienza causa trasferimento, non se l’è sentita di celebrare il processo e lo ha rinviato di un altro anno. Senza nessuna ragione di legge, così per sfizio suo.
Fra un anno un difensore chiederà un supplemento di istruttoria e si andrà a fine 2008 quando forse si arriverà alla sentenza di primo grado: ad oltre cinque anni dal fatto.
Dopo di che ci vorranno almeno un altro paio d’anni per un presumibile processo di appello. Per amor di patria glisso sui tempi di celebrazione di un ulteriore probabile processo davanti alla Corte di Cassazione.
Nel frattempo leggo che lo storico inglese David Irving è stato rimesso in libertà.
Condannato nel febbraio di quest’anno da un tribunale austriaco per aver negato l’olocausto (il negazionismo in Austria è reato) ha visto celebrare ieri il processo d’appello al termine del quale il giudice, riducendogli la condanna, ha anche disposto la sua liberazione.
Non mi interessano i motivi della decisione e non mi esprimerò sulle polemiche che ne sono seguite.
Ma un fatto lo devo segnalare. Nei paesi civili fra la sentenza di primo grado e quella di appello corrono dieci mesi.